Come funziona ChatGPT Search e da quali siti prende le risposte: l’analisi di 450 domande in italiano
ChatGPT riscrive ogni domanda in ricerche mirate, le affida a Microsoft, a Shopify e ad un indice proprio, e sul criterio di scelta dichiara solo «posizionamento non garantito». Nelle risposte a 450 domande su auto e moto in italiano ha citato 25 fonti per risposta: in testa Sky, siti istituzionali e costruttori, quasi nessun social. Cosa serve per entrare.

In breve
- ChatGPT Search non invia la domanda ad un motore di ricerca così com’è: la riscrive in più ricerche mirate, le affida a motori esterni (OpenAI nomina Microsoft e Shopify) e ad un indice proprio, poi compone la risposta e aggiunge i link alle fonti. Sul criterio di scelta OpenAI dichiara solo «più fattori, posizionamento non garantito».
- Nelle risposte a 450 domande su auto e moto in italiano, ChatGPT ha citato in media 25 fonti per risposta, contro 11,6 di Perplexity e 5,2 delle AI Overview di Google. In testa Sky, i siti istituzionali e quelli dei costruttori; YouTube e Facebook, che dominano le AI Overview, compaiono di rado.
- Per entrare c’è una sola condizione tecnica: permettere la scansione al crawler OAI-SearchBot. Il sito che lo blocca sparisce dalle risposte e resta solo come link di navigazione.
ChatGPT cerca sul web dal 31 ottobre 2024 e dal 5 febbraio 2025 lo fa per tutti, anche per chi non ha un account. Decide da solo quando una domanda richiede una ricerca e, quando cerca, elenca le fonti sotto la risposta. Come le sceglie, OpenAI lo spiega solo in parte. Il resto si ricava dalle risposte. Abbiamo analizzato quelle a 450 domande su auto e moto in italiano, e il risultato è molto diverso da quello di Google.
Index
Come funziona una ricerca di ChatGPT
La differenza rispetto ad un motore di ricerca sta all’inizio: ChatGPT non invia la tua domanda così com’è, la riscrive. OpenAI spiega che la domanda viene trasformata in una o più ricerche mirate, inviate a motori esterni, e che dopo i primi risultati possono partire ricerche più specifiche verso altri motori. L’esempio è di OpenAI: chi chiede «le ultime novità sui farmaci che colpiscono CCR8 per il cancro» genera prima la ricerca «CCR8 immunotherapy drug development 2025», poi «CHS-114 conference 2025».
I motori esterni hanno un nome. Nella stessa pagina OpenAI rimanda alle informative sulla privacy di Microsoft e di Shopify: il primo per il web, il secondo per i prodotti. Si aggiungono i contenuti forniti direttamente dagli editori con cui OpenAI ha un accordo e un indice proprio di OpenAI: per le aziende con vincoli di sicurezza esiste una modalità che usa solo i «contenuti web indicizzati e in cache di OpenAI», con una copertura che cambia da sito a sito, per lingua e per regione.
Due dettagli incidono sul risultato. Se la memoria è attiva, ChatGPT usa ciò che sa dell’utente per riscrivere la ricerca: a chi ha detto di essere vegano e di vivere a San Francisco, una richiesta di ristoranti diventa «good vegan restaurants San Francisco». La posizione approssimativa, ricavata dall’indirizzo IP, viene trasmessa ai motori esterni. La stessa domanda, posta da due persone diverse, produce due ricerche diverse e quindi due elenchi di fonti diversi.
Come sceglie le fonti, secondo OpenAI
Sul criterio di scelta la dichiarazione ufficiale è una frase sola: «ChatGPT ranks search results using multiple factors intended to help users find relevant, reliable information. Placement is not guaranteed». Più fattori, posizionamento non garantito. Google, per confronto, pubblica da anni linee guida di centinaia di pagine per chi valuta la qualità dei risultati.
Quello che OpenAI descrive con precisione è la condizione di ingresso. Il crawler della ricerca si chiama OAI-SearchBot ed è distinto da GPTBot, che raccoglie i contenuti per l’addestramento: un sito può escludere GPTBot e ammettere OAI-SearchBot, e i siti che bloccano OAI-SearchBot «non vengono mostrati nelle risposte di ChatGPT Search, ma possono comparire come link di navigazione». Una modifica al robots.txt viene recepita in circa 24 ore. Un terzo agente, ChatGPT-User, apre una pagina quando è l’utente a chiederlo e non incide sulla presenza nella ricerca. Su quotidianomotori.com, il quotidiano online di motori che gestiamo, OAI-SearchBot è il bot più attivo nei registri di Cloudflare: 12.370 richieste alle versioni Markdown delle pagine in quattro mesi, il 42% di tutti i bot di ricerca.
Poi ci sono gli accordi con gli editori. Al lancio OpenAI ha elencato quattordici gruppi consultati, da Associated Press a Le Monde, da Axel Springer a GEDI, e a gennaio 2025 ne ha contati «quasi 20, con più di 160 testate in oltre 20 lingue», con accordi che permettono alla ricerca «di mostrare riassunti ed estratti selezionati, con citazioni chiare e link diretti». Nella stessa pagina OpenAI precisa che qualsiasi sito può comparire, con o senza accordo. I due canali convivono: i partner portano il loro testo dentro la risposta, gli altri siti entrano come fonti citate.
Quali siti cita in italiano: 450 domande, 423 domini
Tra il 16 settembre e il 16 ottobre 2026 abbiamo posto le stesse 450 domande su auto e moto, in italiano, a ChatGPT, a Perplexity e alle AI Overview di Google. ChatGPT ha indicato 11.251 fonti, 25 per risposta, contro 11,6 di Perplexity e 5,2 delle AI Overview, per un totale di 423 domini diversi. La differenza con le AI Overview, che sulle stesse domande usano cinque fonti per risposta e nel 42% dei casi prendono da Facebook, nel 41% da YouTube, è nel tipo di fonti prima ancora che nel numero.
I domini che ChatGPT usa più spesso, considerando anche l’ambito motorsport, con la quota di risposte in cui compaiono: sky.it 32,6%, con i sottodomini di programmi, sport e Tg24; i siti gov.it 31,9%, da ACI a ENAC al ministero dei Trasporti; gazzetta.it 26,3%; aci.it 18,9%; formula1.com 14,8%; oasport.it 14,2%; quotidianomotori.com 13,7%, settimo; motogp.com 13,5%; honda.it 12,6%; ansa.it 12,1%. Seguono tre testate di settore tra il 7% e l’11%, Reuters al 10,1%, i siti dell’Unione europea al 6,7%, il Portale dell’automobilista al 5,6%, poi Gazzetta Ufficiale, Normattiva e Camera dei deputati.
I social, che dominano le AI Overview, su ChatGPT compaiono di rado: YouTube nel 3,8% delle risposte, Reddit nel 2%, Facebook nell’1,1%. Wikipedia nel 2,9%. Al loro posto ci sono i siti dei costruttori: Honda, Stellantis al 6,7%, poi SYM, Kymco, Yamaha, Piaggio, Mazda e BYD. Su domande tecniche in italiano, ChatGPT preferisce la fonte ufficiale alla conversazione: il sito di chi costruisce il prodotto, l’ente che scrive la norma, la testata che pubblica l’orario della gara. Negli Stati Uniti la situazione è diversa: una società che vende servizi di monitoraggio ha contato, su 30 milioni di citazioni, Wikipedia, Reddit, Forbes, TechRadar e LinkedIn in testa su ChatGPT, ma su domande in inglese e di ogni settore.
L’ultimo dato riguarda la differenza tra essere citati come fonte ed essere nominati. Quotidiano Motori compare tra le fonti nel 13,7% delle risposte di ChatGPT, ma viene nominato nel testo della risposta una volta sola su 450; su Perplexity accade in 30 risposte. ChatGPT legge, usa e mette il link in fondo, ma di rado dice da chi ha preso l’informazione. Il traffico, però, arriva: delle 1.443 visite di persone arrivate a Quotidiano Motori dagli assistenti AI in quattro mesi, 1.072 provengono da ChatGPT, il 74%.
I prodotti seguono regole a parte
Quando la domanda riguarda un acquisto, ChatGPT mostra schede prodotto con immagini, prezzi e link ai negozi. Qui OpenAI è più esplicita: i prodotti «sono selezionati in modo indipendente da ChatGPT, non sono annunci e non sono influenzati da alcun accordo di OpenAI». La scelta si basa sui metadati strutturati forniti da venditori e intermediari, come prezzo e descrizione, su quello che il modello sa già prima di cercare e sulle regole di sicurezza di OpenAI. I negozi sono ordinati per disponibilità, prezzo, qualità e in base al fatto di essere il produttore o il venditore principale.
Le etichette come «Budget-friendly» o «Most popular» e i riassunti delle recensioni li scrive il modello, e OpenAI avverte che «non sono garanzie né dichiarazioni verificate». Per i negozi su Shopify i dati arrivano in automatico dal catalogo; gli altri possono inviare un feed dei prodotti. Per questo gli annunci a pagamento dentro ChatGPT restano separati dalle risposte e dalle schede prodotto: comprare uno spazio è una cosa, essere la fonte che il modello sceglie è un’altra.
Cosa cambia per un brand
Tre cose si possono fare, una va saputa.
La prima: controllare il robots.txt. Nel 2023 molti siti hanno bloccato in blocco i bot di OpenAI, quando esisteva solo GPTBot. Oggi quel blocco toglie il sito dalle risposte della ricerca, cioè dal canale che porta visite. Le due impostazioni sono distinte e si possono gestire separatamente.
La seconda: scrivere pagine che rispondono ad una ricerca precisa. ChatGPT trasforma la domanda in ricerche mirate e sceglie le pagine che le soddisfano. Una pagina che risponde ad una sola domanda, con dati, date e un titolo che dice di cosa parla, viene trovata; una pagina generica no. Vale alla lettera il principio della GEO, l’ottimizzazione per i motori generativi.
La terza riguarda chi vende: i dati di prodotto strutturati, con prezzo, disponibilità e descrizione, sono l’unica cosa che OpenAI dichiara di considerare per le schede. Senza, il prodotto esiste solo se qualcun altro ne parla.
La cosa da sapere: nessuno può promettere la citazione. OpenAI scrive «posizionamento non garantito», riscrive la domanda in modo diverso per ogni utente e cambia fonti da una sessione all’altra. Chi garantisce il primo posto su ChatGPT vende qualcosa che non controlla. Quello che si può misurare, e migliorare, è quante volte si compare nelle risposte ad un insieme di domande ripetute nel tempo.
Domande frequenti
OpenAI dichiara che la ricerca «si avvale di provider di ricerca di terze parti» e, nella guida ufficiale, rimanda alle informative sulla privacy di Microsoft e di Shopify. Si aggiungono i contenuti dei partner editoriali e un indice proprio di OpenAI. Il nome Bing non compare, ma Microsoft è l’unico motore web nominato.
La condizione tecnica è permettere la scansione al crawler OAI-SearchBot, nel robots.txt e dagli indirizzi IP pubblicati da OpenAI: un sito che lo blocca resta fuori dalle risposte. Poi contano le pagine: ChatGPT riscrive la domanda in ricerche mirate e sceglie le pagine che rispondono con precisione. OpenAI non garantisce il posizionamento a nessuno.
Nelle risposte a 450 domande su auto e moto in italiano, poste tra settembre e ottobre 2026, ChatGPT ha indicato in media 25 fonti per risposta, contro 11,6 di Perplexity e 5,2 delle AI Overview di Google. In testa Sky, i siti istituzionali gov.it, Gazzetta, ACI e i siti dei costruttori; YouTube e Facebook compaiono in meno del 4% delle risposte.