Cos’è la GEO, la Generative Engine Optimization, e perché le regole della SEO da sole non bastano più

La GEO è il lavoro sui contenuti perché le AI li scelgano e li citino. Il termine nasce da uno studio di Princeton del 2023 che ha misurato cosa funziona: fonti, numeri e citazioni alzano la visibilità fino al 40%, le parole chiave ripetute no. Google conferma: nessun requisito in più, ma in una risposta AI una pagina c’è o non c’è.

Illustrazione di un robot bianco e arancione davanti a uno schermo, con lente, ingranaggio, microscopio e grafico
Secondo uno studio di Princeton del 2023 sulla Generative Engine Optimization, fonti, numeri e citazioni alzano la visibilità nelle AI fino al 40%.

In breve

  • La GEO, Generative Engine Optimization, è il lavoro sui contenuti perché le AI li scelgano e li citino nelle risposte. Il termine nasce da uno studio di Princeton e IIT Delhi del novembre 2023.
  • In Google una pagina sta in classifica; in una risposta AI c’è o non c’è. Con un riassunto AI in cima ai risultati, chi cerca clicca su un sito nell’8% dei casi, contro il 15% senza.
  • Lo studio ha provato nove tecniche su 10.000 domande: citare le fonti, aggiungere numeri e citazioni testuali alza la visibilità fino al 40%. Ripetere le parole chiave non serve a niente.

Quando una persona chiede a ChatGPT quale fornitore scegliere, ottiene una risposta già scritta, con dentro tre o quattro nomi. Chi non è tra quei nomi non viene scartato: non viene letto. La GEO, Generative Engine Optimization, è il lavoro che serve a entrare in quella risposta. Questa guida spiega da dove viene il termine, come nasce una risposta AI, cosa funziona secondo l’unico studio che l’ha misurato, cosa dice Google e da dove si parte.

La GEO in una frase

La GEO è l’insieme delle scelte, sui contenuti e sul sito, che aumentano la probabilità che un motore generativo usi quelle pagine per costruire la sua risposta e le citi come fonte. Motore generativo vuol dire ChatGPT, Gemini, Perplexity, Copilot, le AI Overview e la AI Mode di Google: sistemi che leggono più pagine, le riassumono con un modello linguistico e consegnano un testo unico.

Il termine ha una data di nascita. Il 16 novembre 2023 sei ricercatori di Princeton, dell’Indian Institute of Technology di Delhi e due indipendenti hanno pubblicato lo studio che ha coniato il nome Generative Engine Optimization, poi accettato alla conferenza KDD 2024. Gli autori partono da un fatto: chi pubblica contenuti non controlla più quando e come il suo lavoro compare, perché tra la pagina e il lettore si è messo un modello che decide da solo cosa riassumere.

Come nasce una risposta AI

Una risposta AI passa da tre fasi: cercare, scegliere, riassumere. Google le descrive nella sua documentazione per chi gestisce un sito. AI Overview e AI Mode usano una tecnica chiamata fan-out delle query: la domanda della persona viene spezzata in più ricerche, lanciate insieme su argomenti secondari e su fonti diverse; poi i modelli scelgono le pagine di supporto e scrivono il testo. Per questo, scrive Google, una risposta AI mostra più link, e più vari, della ricerca classica.

Qui sta la differenza con la SEO. Nella ricerca classica una pagina occupa una posizione: terza, sesta, decima, comunque visibile a chi scorre. In una risposta generativa una pagina viene usata oppure no, citata oppure no. Il risultato è binario, e chi resta fuori non ha una seconda pagina dei risultati in cui farsi trovare.

C’è un secondo cambiamento. La ricerca classica parte da parole digitate; le AI partono da domande intere, spesso con un confronto dentro: quale tra questi, cosa conviene a un’azienda come la mia, chi è affidabile per questo problema. Il modello risponde pescando da pagine che contengono fatti verificabili su quel confronto, e tende a riportare chi ha scritto quei fatti.

Cosa cambia per chi cerca: meno clic

I numeri sul comportamento delle persone sono già misurati. Negli Stati Uniti, quando nei risultati compare un riassunto AI, chi cerca clicca su un sito nell’8% dei casi, contro il 15% quando il riassunto non c’è: la misura è del Pew Research Center, sulle ricerche fatte da 900 adulti statunitensi nel marzo 2025. In Italia, secondo SparkToro e Similarweb, il 63% delle ricerche su Google si chiude senza nessun clic.

Il traffico non sparisce: cambia strada. Negli Stati Uniti la catena Target ha visto il traffico in arrivo dalle AI crescere del 2.000% in un anno, contro il 393% dei siti di vendita nel loro insieme. Chi arriva da una conversazione ha già confrontato, scartato e scelto: la pagina che riceve quella visita è una delle poche rimaste in gioco.

Cosa funziona davvero: i risultati dello studio

Lo studio del 2023 è l’unico, finora, ad aver misurato in modo controllato quali modifiche a una pagina ne aumentano la presenza nelle risposte. Gli autori hanno costruito GEO-bench, un banco di prova con 10.000 domande prese da nove raccolte diverse, e hanno applicato a pagine vere nove tecniche, una alla volta, misurando quanto spazio e quanta posizione ogni pagina otteneva nella risposta.

  • Le tre tecniche migliori sono citare le fonti, aggiungere citazioni testuali di fonti credibili e aggiungere statistiche al posto delle valutazioni qualitative: visibilità fino al 40% più alta rispetto alla pagina di partenza.
  • Scrivere in modo più semplice e scorrevole: tra il 15% e il 30% in più.
  • Dare al testo un tono più autorevole e persuasivo: nessun miglioramento misurabile.
  • Ripetere le parole chiave della domanda, la tecnica più usata nella vecchia SEO: poco o niente.

Due dettagli pesano più della media. Le tecniche aiutano soprattutto le pagine in posizione bassa nel motore di ricerca: per una pagina al quinto posto, citare le fonti ha più che raddoppiato la visibilità nella risposta, mentre per la pagina al primo posto il risultato è stato negativo. E l’efficacia cambia per settore: le statistiche rendono di più nei testi su diritto e pubblica amministrazione, le citazioni testuali nei testi che spiegano e raccontano.

Questi numeri hanno un limite, e va detto. Le prove sono state fatte su Perplexity e su un motore costruito dagli autori, tra il 2023 e il 2024, con miglioramenti fino al 37% sul motore reale. Il ChatGPT di oggi, Gemini e le AI Overview usano modelli diversi: le proporzioni possono essere cambiate, e vanno lette come risultati di laboratorio.

Cosa dice Google

Google ha scritto due pagine ufficiali sul tema, una sul blog per chi gestisce siti nel maggio 2025 e una nella documentazione, aggiornata a fine 2025. La posizione è netta: per comparire in AI Overview e in AI Mode non esistono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali. Una pagina deve essere indicizzata, idonea a comparire con un’anteprima e rispettare i requisiti tecnici della ricerca. Non servono file apposta, markup riservato alle AI o dati strutturati speciali.

Le indicazioni pratiche sono sette: contenuti originali e utili, una pagina che si legge bene su ogni dispositivo, Googlebot libero di entrare e una risposta 200 dal server, dati strutturati che corrispondono al testo visibile, immagini e video di qualità accanto al testo, i controlli di anteprima per decidere cosa mostrare, e la misura del valore delle visite e non solo dei clic. Google aggiunge che i clic in arrivo da una pagina con AI Overview durano di più sul sito.

Le due letture, quella di Google e quella dello studio, si incastrano. Google dice cosa serve per entrare nella selezione: una pagina sana, leggibile, raggiungibile. Lo studio dice cosa serve per essere scelti tra le pagine selezionate: fatti, numeri, fonti, frasi chiare. La prima parte è SEO tecnica di sempre; la seconda è il lavoro nuovo.

Quali robot devono poter leggere il sito

Le AI leggono i siti con robot che hanno nomi diversi e scopi diversi, e la differenza conta. OpenAI ne usa tre: OAI-SearchBot serve alla ricerca di ChatGPT, GPTBot raccoglie testi per addestrare i modelli, ChatGPT-User apre un indirizzo quando un utente lo chiede. Le due impostazioni sono indipendenti: si può permettere OAI-SearchBot ed escludere GPTBot nel file robots.txt, e dopo circa 24 ore la scelta è attiva. Un sito che blocca OAI-SearchBot sparisce dalle risposte, anche se i suoi contenuti sono i migliori.

Google segue la stessa logica: la ricerca, comprese le funzioni AI, passa da Googlebot; per limitare l’uso dei contenuti nell’addestramento di altri sistemi esiste il controllo Google-Extended. Chi usa Cloudflare davanti al sito ha dal luglio 2026 tre interruttori separati, per la ricerca, per gli agenti e per l’addestramento, e dal 15 settembre un’istruzione per restare nella ricerca escludendo l’addestramento, che Apple, Google e Microsoft si sono impegnate a rispettare. Il controllo da fare è semplice: aprire il robots.txt e il pannello di Cloudflare e verificare che i robot di ricerca e gli agenti non siano chiusi fuori per sbaglio.

Da dove si parte: dalla misura

Prima di cambiare una pagina serve sapere cosa dicono oggi le AI del brand, con quali parole e da quali fonti. Le fonti pesano in modo diverso tra loro: Reddit, Wikipedia, YouTube, LinkedIn e Forbes sono i domini più citati dalle AI, e un brand descritto bene sul proprio sito ma male su quelle fonti riceve una risposta che somiglia a quelle fonti. Il lavoro di GEO comincia quindi da tre domande: le AI nominano il brand quando una persona chiede un consiglio nella sua categoria, cosa dicono quando lo nominano, e da dove prendono quello che dicono.

A queste tre domande risponde un AI Brand Audit: 80 domande su 6 piattaforme AI, con le fonti usate da ogni risposta e un confronto con i concorrenti. Il percorso completo, dalla misura alle correzioni fino al controllo nel tempo, parte sempre dalla misura e ripete il controllo dopo le modifiche, perché le risposte delle AI cambiano a ogni aggiornamento dei modelli. Il dato che chiude il cerchio è lo stesso da cui si è partiti: in una risposta AI una pagina c’è o non c’è, e la differenza la fanno i fatti che contiene.

Domande frequenti

La GEO sostituisce la SEO?

No. Google scrive che per comparire nelle sue funzioni AI non servono requisiti aggiuntivi: la pagina deve essere indicizzata e in regola con la ricerca classica. La GEO si aggiunge: una volta che la pagina è tra quelle selezionate, a farla scegliere e citare sono fatti, numeri, fonti e frasi chiare.

Serve un file apposta per farsi leggere dalle AI?

Per Google no: la documentazione dice che non servono file leggibili dalle macchine, file di testo o markup riservati alle AI. Serve invece che i robot giusti possano entrare: OAI-SearchBot per la ricerca di ChatGPT, Googlebot per Google, e che Cloudflare, se c’è, non chiuda ricerca e agenti.

Quanto tempo ci vuole per vedere un risultato?

Un cambio nel robots.txt è attivo per ChatGPT in circa 24 ore. Le modifiche ai contenuti vengono rilette da Google in un tempo che va da giorni a mesi, a seconda di quanto spesso la pagina viene scansionata. Per questo la misura va ripetuta dopo le modifiche, con le stesse domande, e non fatta una volta sola.

Caterina Di Iorgi
Scritto da

Giornalista pubblicista, laureata in Filosofia alla Sapienza di Roma, è stata fashion editor per Blogosfere e poi per i magazine di Blogo. Ha fondato GlobeStyles ed è responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori. Con Gianluca Pezzi ha fondato ThinkAI, boutique di AI Brand Governance.

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